In agro laeto equus pascere et in aquis limpidi rivi bibere solebat. Sed olim aper magnus in rivo se volutavit et aquam turbavit. Hinc inter eos iurgium exarsit. Tum equus iratus auxilium petivit agricolae: «Agricola, aper herbam proculcat et rivi aquam turbidam facit. Auxilium mihi praesta et aprum molestum e pabulo expelle! Benefìcio tuo semper gratus tibi ero». Tum agricola equum conscendit et telis aprum interfecit. Postea equo dixit : «Tibi auxilium dedi, ut cupiebas; nunc tamen, care amice, emolumentum tuum in agrorum operis intellego». Ita frena equo imposuit, eum in villae aream duxit et adligavit. Posthac equus vitam duram ac laboriosam in agricolae villa agit et animo maesto saepe secum cogitat : «Superbia mea et iracundia me everterunt: vindictam petebam et servitium inveni». Fabella viros iracundos ita admonet : vindicta sine periculis non est.
In un campo rigoglioso un cavallo soleva pascolare e bere nelle acque di un limpido ruscello. Ma un giorno un grande cinghiale si rotolò nel ruscello e agitò l'acqua. Da ciò divampò una lite tra costoro. Allora il cavallo irato chiese aiuto al contadino: "contadino, un cinghiale calpesta l'erba e rende torbida l'acqua del ruscello. Prestami aiuto e respingi il cinghiale molesto dal pascolo! sarò sempre grato al tuo beneficio." Allora il contadino montò a cavallo e uccise il cinghiale con i dardi. Poi disse al cavallo: "ti ho aiutato, come desideravi; ora tuttavia, caro amico, capisco il tuo vantaggio nei lavori dei campi". Così impose le briglie al cavallo, lo condusse nell'aia della villa e lo legò. Da quel momento il cavallo nella villa del contadino condusse una vita dura e laboriosa e spesso pensava tra sè e sè con animo triste: "la mia superbia ed iracondia mi hanno annientato: chiedevo vendetta e e ho trovato la schiavitù." La favoletta ammonisce consigli uomini iracondi: non c'è vendetta senza pericoli. (by Maria D.)