Nulla enim avaritia sine poena est, quamvis sit ipsa satis poenarum. O quantum lacrimarum, quantum laborum exigit! "At felicem illum homines et divitem vocant et consequi optant quantum ille possidet." Fateor. Quid ergo? Tu existimas ullos homines esse condicionis peioris quam qui («rispetto a quelli che») habent et miseriam et invidiam? Utinam cupidi divitiarum cum divitibus deliberarent! Utinam ambitiosi cum adeptis summum statum dignitatis deliberarent! Nemo enim est talis cui felicitas sua, etiam si cursu venit, satis faciat; queruntur et de consiliis et de processibus suis maluntque semper quae reliquerunt. Itaque hoc tibi philosophia praestabit, quo equidem nihil maius existimo: numquam te paenitebit tui.
Non c'è alcuna avarizia senza pena, anche se per questa stessa vi sono pene a sufficienza. O quante lacrime, o quanto lavoro esige! "Ma gli uomini lo considerano felice e ricco e desiderano conseguire quanto quello possiede. Confesso. Che altro? Tu pensi che alcuni uomini siano di una condizione peggiore rispetto a quelli che hanno sia la miseria sia l'invidia? Volesse il cielo che i desiderosi della ricchezza deliberassero coni ricchi! Volesse il cielo che gli ambiziosi deliberassero con coloro che hanno raggiunto il sommo stato della dignità! Nessuno infatti è tale a cui la propria felicità, anche se viene durante il percorso, faccia a sufficienza; si lamentano sia dei consigli sia dei loro processi e preferiscono sempre quelle cose che hanno lasciato. Pertanto la filosofia ti garantirà ciò, rispetto al quale in effetti reputo che non ci sia nulla di più grande: non ti pentirai mai di te.
(By Maria D.)
Versione tratta da Cicerone