In Aetnae cavernis fumida strepensque Vulcani officina erat: ibi vivebant Cyclopes, vulcani opifices et fidissimi Iovis amici. Hi deorum egi tela ignea id est fulmina excudebant, quae deus hominibus iratus saepe de nubibus contorquebat. Eodem loco Gigantes quoque sedem habebant. Ab his omnibus Iuppiter auxilium petivit - quod illi libenter praestiterunt - contra Titanos, qui Saturnum in regnum restituere exopotabant. Tum primum Cyclopes et Gigantes contra Iovis hostes conflixerunt: Cyclopes hastas igneas vibrant, Gigantes ingentia saxa magna vi coniciebant. Tela utrimque volant: aliqui Titanes in acie cadunt, ceteri horrendum in modum clamant atque acerrimo impetu in pugna irruunt. Clamor terribilis strepitusque horrendus omnia complent. Postremo Iuppiter victor evasit: Titanos fulmine percussit atque in Tartarum deiecit.
Nelle le caverne dell'Etna, fumante ed echeggiante, c'era il laboratorio (l'officina) di Vulcano: in questo luogo vivevano ciclopi, aiutanti di Vulcano, e (suoi) fidatissimi amici. Costoro forgiavano dardi di fuoco, per il re degli Dei, che il dio spesso infuriato lanciava agli uomini dalle nubi. Anche i giganti avevano dimora presso lo stesso luogo. Giove chiese aiuto da tutti questi – quelli volentieri glielo diedero – contro i Titani che desideravano ricollocare Saturno nel regno. Allora in un primo momento i Ciclopi ed i Giganti combatterono contro i nemici di Giove: I giganti gettavano enormi sassi con grande forza. I Dardi volavano da una parte all'altra: alcuni titani cadono nello scontro, altri gridano in modo orrendo e con ferocissimo impeto irrompono in battaglia. Un clamore terribile e uno strepito orrendo riempiva ogni cosa. Alla fine Giove uscì vincitore: colpì i Titani con un fulmine e lì gettò nel Tartaro.