Homo quidam olim in silva satyro occurrit, cum quo amicitiam coningere voluit. Cum** (cum narrativo) hiemis tempus esset et frigus acre artus morderet, homo manus ad os admovebat et in eas afflabat ut calefierent. Cum eius rei causam requireret satyrus, sic respondit homo: "Manus ad os admoveo ut eas halitu foveam* et frigus depellam*". Cum** autem ad domus hominis pervenissent et ad mensam discubuissent, homo, cibos ad os admovens, in eos inspirabat. Cum rursus quaesissset conviva cur ita faceret, respondit homo se id facere quia cibi nimis callidi essent (erano) et halitu eos refrigerare vellet. Tunc satyrus: "Amicitiam - inquit - tecum coniungere nequeo. Puto enim infidam esse amicitiam cum homine, qui ex eodem ore frigus itemque calorem emittit. Sic enim verba tua halitui similia erunt, quid de amicitia nostra erit?".

Una volta un uomo si imbatté nel bosco con un satiro, con il quale volle stringere amicizia. Quando ci fu l'inverno (lett. il tempo dell'inverno) e il freddo  in modo penetrante danneggiava  le membra, l'uomo accostava le mani alla bocca e soffiava su quelle per scaldarle. Con il satiro chiedeva il motivo di quell'azione (res, rei) l'uomo gli rispose così: "Accosto le mani alla bocca per riscaldarle (foveo) con l'alito e  scacciare (proposizione finale "affinché io scacci") il freddo!" Quando poi giunsero a casa dell'uomo e si sdraiarono per mangiare (discumbo), l'uomo portando i cibi alla bocca, soffiava su quelli. Quando di nuovo il commensale chiese perché faceva così, l'uomo rispose che lui faceva quella cosa perché i cibi erano troppo caldi e perché li voleva rinfrescare con l'alito. Allora il satiro (disse): "Non posso (nequeo) stringere amicizia con te. Ritengo infatti che sia infida l'amicizia con un uomo, che dalla stessa bocca emette il freddo e nello stesso modo il calore.  Se infatti le tue parole saranno simili al fiato, che cosa sarà a proposito della nostra amicizia? (by Vogue)