Poeta formicae industriam celebrant, cicadae autem pigritiam et imprudentiam exprobant. Clara fabula a poetis narratur. Aestate summa formica laborant: micarum copiam per terrae rimas trahit et in latebram congerit; cicada autem, beate cantat, operas vitat et sumit escas quas natura sponte silvarum incolis praebet. Frustra cicadae stultitia et pigritia reprehenduntur a formica: nam cicada formicae industriam deridet. Sed bruma venit, et terram herbasque siccat; pluviis formica et cicada in latebris manere coguntur. Formicae micarum copia in latebra est; cicada autem escas non habet et inedia laborat. Nunc cicada intellegit: "Merito a formica derideor".
I poeti celebrano la laboriosità della formica, rimproverano invece la pigrizia e l'imprudenza della cicala. Viene raccontata dai poeti unafavola famosa. Al culmine dell'estate una formica lavora: trascina attraverso le fessure della terra una grande quantità di molliche, e le accumula nella tana; la cicala invece, canta allegramente, evita i lavori e mangia i cibi che la natura offre spontaneamente agli abitanti dei boschi. La stoltezza e la pigrizia della cicala vengono biasimate invano dalla formica: infatti la cicala deride la laboriosità della formica. Ma arriva il freddo, e secca la terra e le erbe: la cicala e la formica sono costrette a restare nelle tane dalle piogge. La formica nella tana ha una grande quantità di molliche; la cicala, al contrario, non ha cibi e soffre per la fame. Ora la cicala comprende (e dice): "Vengo derisa dalla formica giustamente".