Asinus, qui in prato herbam carpebat, cum lupum vidisset, simulavit se claudum esse. Lupus appropinquavit eumque rogavit cur claudicaret. Cui (=ei) asinus ita respondit: "Cum per silvam errarem, pedem in spina posui, quae in eum penetravit; ideo, antequam me vores, spinam extrahe, ne os et linguam tibi pungat. Lupus stulte asini verba esse vera putavit, et, cum ille pedem levavisset, oculos admovit, ut spinam cerneret. Tum asinus pede eius os vehementer percussit, ac lupus, cum omnes dentes eo ictu amisisset, nec iam ullum asino metum incutere posset, gemuit: “Intelligo me stultum fuisse; nam, cum a patre solum artem praedandi et enecandi didicissem, medicinam exercere non debebam”.
Un asino, che mangiava l’erba nel prato, avendo visto un lupo, finse di essere zoppo. Il lupo si avvicinò e gli chiese perché zoppicasse. L’asino gli rispose così: “Vagando per il bosco, misi la zampa su una spina, che entrò in essa; perciò prima di divorarmi, togli la spina, affinché non punga la tua bocca e la (tua) lingua. ” Il lupo stoltamente pensò che le parole dell’asino fossero vere e, avendo quello sollevato la zampa, avvicinò gli occhi per vedere la spina. Allora l’asino colpì la sua bocca (la bocca di quello) fortemente con la zampa e il lupo, avendo perso tutti i denti con quel colpo, ormaì non potendo più incutere timore all’asino, gemette: “Capisco che sono stato stolto; infatti avendo imparato dal padre soltanto l’arte di predare e di uccidere, non dovevo adoperare l’arte della medicina”.
Altra versione stesso titolo