«Hoc vos scire, hoc posteris memoriae traditum iri. Aequas ei Volscos ad moenia urbise Romae impune armatos venisse! Hanc ego ignominiam, vel exilio vel morte, si alia fuga honoris non esset, vitassem. Quem tandem ignavissimi hi hostium contempsere’? Vos consules an vos Quirites? Si culpa in nobis est. auferte imperium indignis; si in vobis nemo deorum nec hominum sit qui vestra puniat peccata. Quintes: vosmet tantum eorum paeniteat’. Non illi vestram ignaviam contempsère nec suae virtuti confisi sunt; quippe totiens fusi fugatique, castris exuti, agro multati, sub iugum missi, et se et vos novére: discordia ordinum est venenum urbis huius; patrum ac plebis certamina, dum nec nobis imperii nec vobis libertatis est modus, dum taedet vos patriciorum. nos plebe iorum magistratuum, sustulere illis animos. Pro deum fidem quid vobis vultis? Quis finis erit discordiarum?»

Voi sappiate questo, ciò sarà tramandato alla memoria dei posteri: (che) gli Equi e i Volsci sono giunti armati impunemente alle porte della città di Roma. Io questa ingiuria eviterei o con l'esilio o con la morte, se non vi era altra via di sfuggire all'onore della carica. Chi dunque hanno disprezzato i più vili dei nemici? Noi consoli o voi Quiriti? Se la colpa è nostra (lett: "in noi"), togliete il comando agli indegni e, se è vostra (lett: "in voi"), non vi sia nessuno tra gli dei né tra gli uomini che punisca le vostre colpe, o Quiriti: dispiaccia soltanto a voi stessi di esse. Quelli, non hanno disprezzato la vostra ignavia, né hanno confidato nel loro valore: quelli tante volte sbaragliati e messi in fuga, scacciati dagli accampamenti, confiscati della terra, messi sotto il gioco, che sappiate sia io sia voi: la discordia tra le classi è il veleno di questa città, i contrasti tra i patrizi e la plebe, mentre voi avete a noia i magistrati patrizi, noi quelli plebei, hanno risollevato gli animi a quelli. In nome degli dei, cosa volete per voi? Quale sarà la fine delle discordie? (by Stuurm)