Multa variaque pericula vesper et nox afferunt ad miseros insularum incolas. De tectis tegulae decidunt quae tibi caput frangere possunt. De fenestris vasa urinae escrementorum plena in vicunt pluunt quae te inundant et odoribus imbuunt. Hic tot sunt fenestrae quot mortis pericula. Praeterea cotidie in altis insulis incendia oriuntur atque miseri incolae se servare non possunt et torrentur. Denique hic continui rumores a via ad insulas saliunt. Multi aegri quia dormire non possunt vitam vigilando amittunt. Sed quae meritoria - adfirmat Iuvenalia poeta - somnum admittunt solum divites Romam dormire possunt.

Molti e vari pericoli al tramonto e alla notte affliggono i poveri abitanti degli isolati (di Roma). Dai tetti cadono tegole che ti possono fracassare la testa. Dalle finestre fanno cadere vasi pieni di urina e di escrementi che ti inzuppano e ti impregnano di cattivi odori. In questo luogo tanto ci sono finestre quanto pericoli di morte. Inoltre ogni giorno sugli isolati elevati nascono incendi e i poveri abitanti non possono salvarsi e bruciano. Infine in questo luogo rumori continui rimbalzano dalla via agli isolati. Molti malati poiché non possono dormire muoiono (abbandonano la vita) rimanendo svegli. Ma questi luoghi malfamati – afferma il poeta Giovenale – causano sonno, a Roma solo i ricchi possono dormire.