Quid est, oro vos, cur separari voluptas a virtute non possit? Voluptas etiam ad vitam turpissimam venit, at virtus malam vitam non admittit. Quid dissimilia, immo diversa componitis? Altum quiddam est virtus, excelsum et regale, invictum, infatigabile: voluptas humile, servile, inbecillum, caducum, cuius statio ac domicilium fornices et popinae sunt. Virtutem in templo convenies, in foro, in curia, pro muris stantem, pulverulentam, coloratam, callosas habentem manus: voluptatem latitantem saepius ac tenebras captantem circa balinea ac sudatoria ac loca aedilem metuentia, mollem, enervem, mero atque unguento madentem, pallidam aut fucatam et medicamentis pollinctam. Summum bonum inmortale est, nescit exire, nec satietatem habet nec paenitentiam; numquam enim recta mens vertitur nec sibi odio est nec quicquam mutavit optima. At voluptas tunc, cum maxime delectat, extinguitur; non multum loci habet, itaque cito inplet et taedio est et post primum impetum marcet.
Perchè, vi chiedo, non si possono separare piacere e virtù? Il piacere è unito anche ad una vita molto turpe, ma la virtù non ammette a una vita sregolata. Perchè mettete a confronto delle cose così dissimili, anzi, opposte? La virtù è un qualcosa di elevato, eccelso e regale, invincibile, infaticabile: il piacere è umile e servile, debole e inutile, il cui luogo e dimora sono i bordelli e le bettole. La virtù si incontrerà nel tempio, nel foro, nella curia, davanti alle mura, polverosa, colorita, dalle mani callose; il piacere (si incontrerà) più spesso nascosto e in cerca delle tenebre, attorno ai bagni, ai sudatoi e ai luoghi che hanno paura degli edili debole e senza vigore, impregnato di vino e profumo, pallido o tinto e imbalsamata come un cadavere. Il sommo bene è immortale, non sa finire, non ha sazietà né pentimento: infatti un'anima onesta non viene mai trasformata né nutre odio né cambia qualcosa che già è la cosa migliore; ma il piacere, appunto, viene meno quando diletta tantissimo; non ha molti luoghi e così soddisfa rapidamente, è un fastidio e dopo il primo ardore marcisce.