Proximo anno Dyrrhachium ac vicina ei urbi regio castris Pompeii tenebatur. Qui, accitis ex omnibus transmarinis provinciis legionibus, equitum ac peditum auxiliis, immanem exercitum confecerat et mare praesidiis classium,ut rebatur, saepserat quo minus Caesar legiones posset transmittere. Suā celeritate et fortuna usus, C. Caesar nihil in mora habuit, quominus eo, cum vellet, ipse exercitusque classibus perveniret, neque timuit ne primo paene castris Pompeii sua iungeret, mox etiam obsidione munimentisque eum complecteretur. Sed inopia obsidentibus, quamobsessis, erat gravior. Variatum deinde proeliis,sed uno longe magis Pompeianis prospero, quo graviter impulsi sunt Caesaris milites. Tum Caesar cum exercitu Thessaliam petiit. Pompeius, cum plerique hort arentur ut in Italiam copias transmit ter et, usus impetu suo , hostem secutus est.

L'anno seguente, Durazzo e la regione vicina a quella città era occupata dall'accampamento di Pompeo. Costui, fatte venire a sé legioni da tutte le province al di là del mare e truppe ausiliarie di cavalieri e di fanti, aveva messo insieme un enorme esercito, e, come riteneva opportuno, aveva sbarrato il mare con postazioni di guardia delle flotte, in modo che Cesare non potesse far passare le legioni. C. Cesare, servendosi della sua rapidità e della sua buona sorte, non incontrò alcun ostacolo nell'arrivare là – egli stesso e l'esercito – quando lo volle, per mezzo delle flotte, e non ebbe remore, dapprima, a congiungere quasi il proprio accampamento con quello di Pompeo, e poi anche a cingere quello con l'assedio e con le fortificazioni. Ma la mancanza di viveri, per coloro che assediavano, era più dura che per gli assediati. Nei combattimenti, poi, l'esito fu alterno, con uno, però, nel quale i soldati di Cesare furono duramente respinti, di gran lunga più favorevole ai Pompeiani. A quel punto Cesare si diresse con l'esercito in Tessaglia. Pompeo, sebbene i più lo esortassero a trasferire le truppe in Italia, assecondando la propria impetuosità, inseguì il nemico.

Versione tratta da Velleio Patercolo, Historiae Romana