Ο δε Λυσιας, ανδρι υπο των αδελφων της εαυτου γυναικος εγκαλουμενω κακης επιτροπης συγγραφας λογον ... τα χρηματα, ων επιτροπος κατελειφθην, συκοφαντουμαι νυν υπ' αυτων αδικως

Avendo (Lisia) scritto un’orazione (di difesa) per un uomo accusato dai figli di sua moglie di cattiva tutela, si è servito di siffatto proemio: “O giudici, non sono sufficienti, quante attività svolgono durante la tutela, ma pur custodendo anche i beni dei figli, molti vengono calunniati dagli orfani. Ora questo è capitato anche a me. O giudici, io infatti dopo essere stato preso come tutore delle ricchezze di Ippocrate e pur avendo amministrato il patrimonio rettamente e giustamente e pur avendo concesso le ricchezze ai figli che erano ritenuti degni, dei quali fui scelto come tutore, ora vengo da loro calunniato ingiustamente”.