ESORDIO DELL'ORAZIONE CONTRO I MERCANTI DI GRANO
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro Agon
TRADUZIONE

Molti sono venuti da me, o giudici, meravigliandosi che io nell’assemblea accusassi i mercanti di grano e affermando che voi, se credete che essi siano in torto al massimo grado, non di meno credete che anche coloro che fanno sentire la loro voce contro costoro siano calunniatori. Perciò intendo parlare prima di tutto dei motivi per cui mi sono visto costretto ad accusarli. Quando i membri del Pritaneo all’assemblea riferirono su di loro1, questi2 si indignarono con loro3 a tal punto che alcuni dei consiglieri affermavano che occorreva consegnarli agli Undici4 senza sottoporli a giudizio perché venissero condannati a morte. Io invece, convinto che fosse pericoloso che l’assemblea prendesse l’abitudine a tali provvedimenti, alzatomi in piedi dissi che mi pareva giusto giudicare i mercanti di grano secondo la legge, ritenendo che, se pure essi avevano commesso azioni degne della pena di morte, voi non meno di noi avreste emesso una giusta sentenza, ma se non erano colpevoli di nessuna colpa, essi non dovevano essere condannati a morte senza una procedura regolare. E siccome l’assemblea si lasciò convincere di questo, alcuni cominciarono a calunniarmi, sostenendo che io pronunciavo queste parole per salvare i mercanti. Pertanto io di fronte all’assemblea, quando era affidato a loro il giudizio, mi difesi sulla base dei fatti. Mentre gli altri se ne stavano in silenzio, io alzatomi in piedi li accusai e così chiarii a tutti che non parlavo prendendo le loro difese, ma quelle delle leggi vigenti. È per questo dunque che presi la parola, per timore delle accuse; ritengo d’altra parte vergognoso smettere prima che voi decidiate su di loro qualsiasi cosa vogliate.