Protesta di un soldato per un'ingiusta multa
VERSIONE DI GRECO di Lisia
TRADUZIONE dal libro ELLENION

Ἀφικόμενος προπέρυσιν εἰς τὴν πόλιν, οὔπω δύο μῆ νας ἐπιδεδημηκὼς κατελέγην στρατιώτης. Αἰσθόμενος δὲ τὸ πραχθὲν ὑπετοπούμην εὐθέως ἐπὶ μηδενὶ ὑγιεῖ κατειλέχθαι. Προσελθὼν οὖν τῷ στρατηγῷ ἐδήλωσα ὅτι ἐστρα τευμένος εἴην, ἔτυχον δὲ οὐδενὸς τῶν μετρίων. Προπηλακιζόμενος δὲ ἠγανάκτουν μέν, ἡσυχίαν δ´ εἶχον. Ἀπορούμενος δὲ καὶ συμβουλευόμενός τινι τῶν πολιτῶν τί χρήσωμαι τῷ πράγματι, ἐπυθόμην ὡς καὶ δήσειν με ἀπειλοῖεν, λέγοντες ὅτι οὐδὲν ἐλάττω χρόνον Καλλικράτους Πολύαινος ἐνδημοίη. Κἀμοὶ μὲν τὰ προειρημένα διείλεκτο ἐπὶ τῇ Φιλίου τραπέζῃ· οἱ δὲ μετὰ Κτησικλέους τοῦ ἄρχοντος, ἀπαγγείλαντός τινος ὡς ἐγὼ λοιδοροῖμι, τοῦ νόμου ἀπαγορεύοντος ἐάν τις ἀρχὴν ἐν συνεδρίῳ λοιδορῇ, παρὰ τὸν νόμον ζημιῶσαι ἠξίωσαν. Ἐπιβαλόντες δὲ τὸ ἀργύριον πράξασθαι μὲν οὐκ ἐπεχείρησαν, ἐξιούσης δὲ τῆς ἀρχῆς γράψαντες εἰς λεύκωμα τοῖς ταμίαις παρέδοσαν. Οἵδε μὲν τάδε διεπράξαντο· οἱ δὲ ταμίαι οὐδὲν ὅμοιον τοῖσδε δια νοηθέντες, ἀνακαλεσάμενοι τοὺς παραδόντας τὴν γραφήν, ἐσκοποῦντο τῆς αἰτίας τὴν πρόφασιν. Ἀκούσαντες δὲ τὸ γεγενημένον, ἐννοούμενοι οἷα πεπονθὼς ἦν, τὸ μὲν πρῶτον ἔπειθον αὐτοὺς ἀφεῖναι, διδάσκοντες ὡς οὐκ ἐπιεικὲς εἴη τῶν πολιτῶν τινας διὰ τὰς ἔχθρας ἀναγράφεσθαι, ἀποροῦντες δὲ μεταπεῖσαι αὐτούς, τὸν παρ´ ὑμῶν κίνδυνον ὑποστάντες ἄκυρον τὴν ζημίαν ἔκριναν

TRADUZIONE

Due anni fa feci ritorno in città e dopo nemmeno due mesi dal mio rientro fui arruolato come soldato. Appena venuto a conoscenza del fatto sospettavo che quell'arruolamento nascondesse qualcosa di poco chiaro. Perciò mi presentai allo stratego e gli feci presente che avevo già fatto il servizio militare, ma non riuscii a ottenere una spiegazione soddisfacente. Quel trattamento offensivo mi irritava, ma non persi la calma. Siccome ero incerto, chiesi consiglio a un concittadino su come comportarmi in quell'affare, e venni a sapere che minacciavano anche di gettarmi in carcere, sostenendo che io, Polieno, mi trovavo in città da non meno tempo di Callicrate. discorsi di cui si è detto li avevo fatti presso la banca di Filio. Il magistrato Ctesicle e i suoi colleghi, avendo saputo da qualcuno che lo avevo insultato, ritennero, nonostante la legge vieti soltanto di insultare un magistrato nella sua sede ufficiale, di dovermi punire anche in violazione della legge stessa. Dopo avermi inflitto la multa, tuttavia, non hanno fatto riscuotere il denaro; alla fine del loro mandato, però, mi hanno iscritto nella tabella dei debitori e l'hanno consegnata ai tesorieri. Questo è stato il loro comportamento: i tesorieri invece, essendo di AVVISO del tutto diverso dal loro, hanno convocato chi aveva trasmesso l'iscrizione e hanno indagato sul motivo dell'accusa. Venuti a conoscenza dei fatti e rendendosi conto del torto che avevo subito, in un primo momento cercavano di convincerli a lasciar perdere, facendo loro osservare che non era corretto iscrivere dei cittadini tra i debitori pubblici per dei rancori privati; poi, persa la speranza di far loro cambiare parere, hanno dichiarato nulla la multa, accettando anche il rischio di un processo di fronte a voi