Ἃ μὲν οὖν ἄξια μνήμης πυθέσθαι περὶ Ῥωμύλου καὶ Θησέως συμβέβηκεν ἡμῖν, ταῦτ' ἐστί. φαίνεται δὲ πρῶτον ὁ μὲν ἐκ προαιρέσεως, οὐδενὸς ἀναγκάζοντος, ἀλλ' ἐξὸν ἀδεῶς ἐν Τροιζῆνι βασιλεύειν, διαδεξάμενον ἀρχὴν οὐκ ἄδοξον, αὐτὸς ἀφ' ἑαυτοῦ μεγάλων ὀρεχθείς· ὁ δὲ δουλείας φυγῇ παρούσης καὶ τιμωρίας ἐπιφερομένης, ἐκεῖνο τὸ τοῦ Πλάτωνος, ἀτεχνῶς ὑπὸ δέους ἀνδρεῖος γενόμενος, καὶ φόβῳ τοῦ τὰ ἔσχατα παθεῖν ἐπὶ τὸ δρᾶν μεγάλα δι' ἀνάγκην παραγενόμενος. Ἀμφοτέρων τοίνυν τῇ φύσει πολιτικῶν γεγονότων οὐδέτερος διεφύλαξε τὸν βασιλικὸν τρόπον, ἐξέστη δὲ καὶ μετέβαλε μεταβολὴν ὁ μὲν δημοτικήν, ὁ δὲ τυραννικήν, ταὐτὸν ἀπ' ἐναντίων παθῶν ἁμαρτόντες.
Queste sono le cose degne di essere ricordate su Romolo e Teseo che a me è capitato di apprendere. Soprattutto appare evidente che Teseo per libera scelta, senza che nessuno lo costringesse, ma pur essendogli possibile liberarmente regnare a Trezene poiché erede di un regno non privo di fama, con una decisione autonoma, si volse a compiere grandi imprese. Romolo al contrario, sfuggendo alla schiavitù in cui era e alla condanna che incombeva su di lui, diventò realmente, come afferma Platone, "coraggioso per la paura" e per la paura di soffrire mali estremi si mise a compiere per necessità imprese grandi. Entrami furono per natura portati al governo dello stato, ma nessuno dei due mantenne il comportamento di un re, entrambi deviarono da questo e praticarono un cambiamento, uno (Teseo) in direzione democratica, l'altro (Romolo) in direzione tirannica, ambedue cadendo nello stesso errore spinti da passioni.
Traduzione numero 2
Queste sono le cose degne di essere ricordate riguardo Romolo e Teseo che a me è capitato di apprendere. Per prima cosa sembra che l’uno (Teseo) per libera scelta, nessuno costringendo, ma pur essendo possibile regnare senza angustia a Trezene, poiché erede di un regno non privo di fama, egli da se stesso aspirò a grandi imprese; l’altro (Romolo), sfuggendo alla servitù in cui si trovava e alla condanna che incombeva, divenuto realmente, secondo la famosa affermazione di Platone, coraggioso per paura e per paura di soffrire mali estremi postosi a compiere per necessità grandi imprese. Entrambi dunque per natura portati al governo dello Stato, nessuno dei due mantenne la maniera regale, entrambi si allontanarono ed ebbero un cambiamento l’uno democratico, l’altro dispotico, sbagliando in questo pur partendo da posizioni diverse.