συνελθὼν δὲ καὶ γνοὺς ἐκεῖνος ὅτι τῇ Πιτθέως θυγατρὶ συγγέγονε, καὶ κύειν αὐτὴν ὑπονοήσας, ἀπέλιπε ξίφος καὶ πέδιλα κρύψας ὑπὸ πέτραν μεγάλην ἐντὸς ἔχουσαν κοιλότητα συμμέτρως ἐμπεριλαμβάνουσαν τὰ κείμενα· [7] φράσας δὲ πρὸς μόνην ἐκείνην καὶ διακελευσάμενος, ἂν υἱὸς ἐξ αὐτοῦ γένηται καὶ λαβὼν ἀνδρὸς ἡλικίαν δυνατὸς ᾖ τὴν πέτραν ἀναστῆσαι καὶ ὑφελεῖν τὰ καταλειφθέντα, πέμπειν πρὸς αὐτὸν ἔχοντα ταῦτα μηδενὸς εἰδότος, ἀλλ' ὡς ἔνεστι μάλιστα λανθάνοντα πάντας ‑ ἰσχυρῶς γὰρ ἐδεδοίκει τοὺς Παλλαντίδας ἐπιβουλεύοντας αὐτῷ καὶ διὰ τὴν ἀπαιδίαν καταφρονοῦντας· ἦσαν δὲ πεντήκοντα παῖδες ἐκ Πάλλαντος γεγονότες ‑ ἀπῄει.

(Egeo) Dopo essersi unito e dopo aver saputo che egli aveva (perf. συγγίγνομαι) avuto un rapporto sessuale con la figlia di Piteo e sospettando (part. aor. ὑπονοέω) che quella era incinta, nascose la spada ed i calzari sotto un grande pietra che aveva all'interno una cavità in idonea per contenere (part. pres. περιλαμβάνω) le cose riposte. Egli partiva ( ἀπῄει che si trova alla fine del passo) dopo aver(lo) detto (part. aor. φράζω) solo a lei e dopo averle ordinato che, se da lui fosse nato un figlio, che dopo aver raggiunto l'età di un uomo fosse ( ᾖ = 3a pers. congiuntivo presente di εἰμί) capace di ( ἀναστῆσαι = infinito aoristo ἀνίστημι) alzare la pietra e di ( ὑφελεῖν= infinito aoristo ὑφαιρέω) portar via da sotto le cose che aveva ( καταλιμπάνω) abbandonato, di mandarlo da lui portando (lett. avendo) queste cose, non sapendolo nessuno ( εἰδότος part. perfetto diεἴδω ) ma quanto fosse più possibile, sfuggendo all'attenzione di tutti (infatti aveva molto timore dei Pallantidi; erano cinquanta fanciulli che erano nati da Pallante), [egli partiva ma l'abbiamo messo all'inizio della frase segnalo solo che è in questo punto del testo].