Mihi certe multum auferre temporis solet contemplatio ipsa sapientiae; non aliter illam intueor obstupefactus quam ipsum interim mundum, quem saepe tamquam spectator novus video. Veneror itaque inventa sapientiae inventoresque; adire tamquam multorum hereditatem iuvat. Mihi ista acquisita, mihi laborata sunt. Sed agamus bonum patremfamiliae, faciamus ampliora quae accepimus; maior ista hereditas a me ad posteros transeat. Multum adhuc restat operis multumque restabit, nec ulli nato post mille saecula praecludetur occasio aliquid adhuc adiciendi. Sed etiam si omnia a veteribus inventa sunt, hoc semper novum erit, usus et inventorum ab aliis scientia ac dispositio.
Senza dubbio la stessa contemplazione della sapienza abitualmente mi suole portarmi via una gran quantità di tempo: la contemplo ammirato non diversamente da come (contemplo) lo stesso universo, che spesso vedo come se fossi un nuovo spettatore. Onoro così le scoperte della sapienza e gli scopritori: mi piace accostarmi ad esse come ad un'eredità di molti. Per me queste sono state ottenute, per me conquistate con fatica. Ma facciamo il buon padre di famiglia, rendiamo più grandi le cose che abbiamo ricevuto: quest'eredità passi più grande da me ai posteri. Molto lavoro ancora resta e molto resterà, né a nessuno nato dopo mille secoli sarà preclusa la possibilità di aggiungere qualcosa. Ma anche se tutto è stato scoperto dagli antichi, ci sarà sempre questo di nuovo, l'uso, la conoscenza e l'applicazione delle cose scoperte dagli altri.