Vis tu cogitare istum quem servum tuum vocas ex isdem seminibus ortum eodem frui caelo, aeque spirare, aeque vivere, aeque mori! Tam tu illum videre ingenuum potes quam ille te servum. Variana clade multos splendidissime natos, senatorium per militiam auspicantes gradum, fortuna depressit: alium ex illis pastorem, alium custodem casae fecit. Contemne nunc eius fortunae hominem in quam transire dum contemnis potes. Nolo in ingentem me locum immittere et de usu servorum disputare, in quos superbissimi, crudelissimi, contumeliosissimi sumus. Haec tamen praecepti mei summa est: sic cum inferiore vivas quemadmodum tecum superiorem velis vivere. Quotiens in mentem venerit quantum tibi in servum liceat, veniat in mentem tantundem in te domino tuo licere. 'At ego' inquis 'nullum habeo dominum. ' Bona aetas est: forsitan habebis.
Tu vuoi pensare che costui che chiami schiavo, nato dagli stessi semi, gode dello stesso cielo, come te respira, vive e muore. Come tu puoi vederlo libero, così lui può vederti schiavo. Con la rovina di Varo la sorte umiliò molti di nobilissimi natali, che aspiravano al grado di senatori col servizio militare: uno di quelli lo fece diventare pastore, un altro custode di una villa. Ora disprezza pure un uomo per la sua sorte, in cui puoi cadere mentre lo disprezzi. Non desidero intromettermi in un argomento importante né parlare di come vengono trattati gli schiavi, contro i quali siamo molto superbi, crudeli e ingiusti. Questo tuttavia è la sintesi del mio insegnamento: così come desideri che un tuo superiore si comporti con te, comportati con un tuo inferiore. Tutte le volte che ti verrà in mente quanto ti è concesso nei confronti di un tuo schiavo, pensa allo stesso modo a quanto è concesso al tuo padrone nei tuoi confronti. “Ma io” rispondi “non ho alcun padrone!”. (questo) E’ un periodo favorevole; (ma) forse lo avrai.