L'inerzia ateniese, complice dei successi di Filippo VERSIONE DI GRECO di DEMOSTENE TRADUZIONE dal libro n. p.
Ἂν τοίνυν, ὦ ἄνδρες ᾿Αθηναῖοι, καὶ ὑμεῖς ἐπὶ τῆς τοιαύτης ἐθελήσητε γενέσθαι γνώμης νῦν, ἐπειδήπερ οὐ πρότερον, καὶ ἕκαστος ὑμῶν, οὗ δεῖ καὶ δύναιτ' ἂν παρασχεῖν αὑτὸν χρήσιμον τῇ πόλει, πᾶσαν ἀφεὶς τὴν εἰρωνείαν ἕτοιμος πράττειν ὑπάρξῃ, ὁ μὲν χρήματ' ἔχων εἰσφέρειν, ὁ δ' ἐν ἡλικίᾳ στρατεύεσθαι, -- συνελόντι δ' ἁπλῶς ἂν ὑμῶν αὐτῶν ἐθελήσητε γενέσθαι, καὶ παύσησθ' αὐτὸς μὲν οὐδὲν ἕκαστος ποιήσειν ἐλπίζων, τὸν δὲ πλησίον πάνθ' ὑπὲρ αὐτοῦ πράξειν, καὶ τὰ ὑμέτερ' αὐτῶν κομιεῖσθε, ἂν θεὸς θέλῃ, καὶ τὰ κατερρᾳθυμημένα πάλιν ἀναλήψεσθε, κἀκεῖνον τιμωρήσεσθε. Μὴ γὰρ ὡς θεῷ νομίζετ' ἐκείνῳ τὰ παρόντα πεπηγέναι πράγματ' ἀθάνατα, ἀλλὰ καὶ μισεῖ τις ἐκεῖνον καὶ δέδιεν, ὦ ἄνδρες ᾿Αθηναῖοι, καὶ φθονεῖ, καὶ τῶν πάνυ νῦν δοκούντων οἰκείως ἔχειν· καὶ ἅπανθ' ὅσα περ κἀν ἄλλοις τισὶν ἀνθρώποις ἔνι, ταῦτα κἀν τοῖς μετ' ἐκείνου χρὴ νομίζειν ἐνεῖναι. Κατέπτηχε μέντοι πάντα ταῦτα νῦν, οὐκ ἔχοντ' ἀποστροφὴν διὰ τὴν ὑμετέραν βραδυτῆτα καὶ ῥᾳθυμίαν· ἣν ἀποθέσθαι φημὶ δεῖν ἤδη. Ὁρᾶτε γάρ, ὦ ἄνδρες ᾿Αθηναῖοι, τὸ πρᾶγμα, οἷ προελήλυθ' ἀσελγείας ἅνθρωπος, ὃς οὐδ' αἵρεσιν ὑμῖν δίδωσι τοῦ πράττειν ἢ ἄγειν ἡσυχίαν, ἀλλ' ἀπειλεῖ καὶ λόγους ὑπερηφάνους, ὥς φασι, λέγει, καὶ οὐχ οἷός ἐστιν ἔχων ἃ κατέστραπται μένειν ἐπὶ τούτων, ἀλλ' ἀεί τι προσπεριβάλλεται καὶ κύκλῳ πανταχῇ μέλλοντας ἡμᾶς καὶ καθημένους περιστοιχίζεται. Πότ' οὖν, ὦ ἄνδρες ᾿Αθηναῖοι, πόθ' ἃ χρὴ πράξετε; Ἐπειδὰν τί γένηται; Ἐπειδὰν νὴ Δί' ἀνάγκη τις ᾖ. Νῦν δὲ τί χρὴ τὰ γιγνόμεν' ἡγεῖσθαι; Ἐγὼ μὲν γὰρ οἴομαι τοῖς ἐλευθέροις μεγίστην ἀνάγκην τὴν ὑπὲρ τῶν πραγμάτων αἰσχύνην εἶναι. ἢ βούλεσθ', εἰπέ μοι, περιιόντες αὑτῶν πυνθάνεσθαι, 'Λέγεταί τι καινόν; ' Γένοιτο γὰρ ἄν τι καινότερον ἢ Μακεδὼν ἀνὴρ ᾿Αθηναίους καταπολεμῶν καὶ τὰ τῶν ῾Ελλήνων διοικῶν
Se dunque anche voi, o Ateniesi, vorrete venire in tale ordine di idee, almeno ora, dato che non l'avete fatto in passato, e ognuno di voi lascerà da parte ogni pretesto e sarà pronto ad agire là dove il dovere glielo impone e potrebbe rendersi utile alla città, chi è ricco a versare tributi, chi ha l'età giusta ad arruolarsi; insomma, per dirla in breve, se vorrete essere padroni di voi stessi e se ciascuno di voi smetterà di sperare di poter rimanere inerte perché sarà sempre il suo vicino ad agire per lui, allora rientrerete in possesso di ciò che era vostro, se dio vuole, recupererete ciò che avete perduto per la vostra indolenza e lo punirete. Non dovete pensare, infatti, che la situazione presente sia per lui consolidata e destinata a rimanere immutabile per l'eternità, come se fosse un dio: c'è qualcuno che lo odia e lo teme, o Ateniesi, e lo invidia, anche tra le file di coloro che ora danno a vedere di essergli molto amici; e si deve pensare che da tutto quanto si verifica anche tra gli altri uomini non vadano esenti neppure quelli che stanno con lui. Certo, ora tutti questi stati d'animo rimangono celati, perché non trovano uno sfogo a causa della vostra lentezza e della vostra inerzia; che è proprio l'atteggiamento che io affermo che bisogna ormai abbandonare. Vedete infatti, o Ateniesi, a che punto di impudenza è giunto costui: non vi lascia neppure scegliere se agire o restare in pace, ma minaccia e pronunzia, a quanto dicono, parole arroganti, e non è capace di accontentarsi di quello che ha già conquistato, ma sempre si circonda di nuove conquiste e ci accerchia da ogni parte mentre noi indugiamo e rimaniamo inerti. Quando dunque, o Ateniesi, quando farete quello che è necessario? Che cosa deve succedere perché ciò avvenga? - Per Zeus, lo faremo quando si presenti la necessità. - Ma come bisogna giudicare la situazione attuale? Perché io ritengo che per gli uomini liberi l'obbligo più pressante sia la vergogna per le proprie azioni. O forse preferite, ditemelo un po', bighellonare e chiedervi l'un l'altro: "Si dice qualcosa di nuovo?". E potrebbe esserci una novità più grande di un macedone che sconfigge gli Ateniesi e comanda in Grecia?