Αἱ ἐν Σικελίᾳ λιθοτομίαι περὶ τὰς Ἐπιπολὰς ἦσαν, σταδίου μῆκος, τὸ εὖρος δύο πλέθρων. ἦσαν δὲ ἐν αὐταῖς τοῦ χρόνου τοσοῦτον διατρίψαντες ἄνθρωποι, ὡς καὶ γεγαμηκέναι ἐκεῖ καὶ παιδοποιῆσαι. καί τινες τῶν παίδων ἐκείνων μηδεπώποτε πόλιν ἰδόντες, ὅτε ἐς Συρακούσας ἦλθον καὶ εἶδον ἵππους ὑπεζευγμένους καὶ βόας ἐλαυνομένους, ἔφευγον βοῶντες· οὕτως ἄρα ἐξεπλάγησαν. τὸ δὲ κάλλιστον τῶν ἐκεῖ σπηλαίων ἐπώνυμον ἦν Φιλοξένου τοῦ ποιητοῦ, ἐν ᾧ φασι διατρίβων τὸν Κύκλωπα εἰργάσατο τῶν ἑαυτοῦ μελῶν τὸ κάλλιστον, παρ᾽ οὐδὲν θέμενος τὴν ἐκ Διονυσίου τιμωρίαν καὶ καταδίκην, ἀλλ᾽ ἐν αὐτῇ τῇ συμφορᾷ μουσουργῶν ὁ Φιλόξενος.

Traduzione letterale di Anna Maria Di Leo

Le cave di pietra in Sicilia erano presso le Epipole, una lunghezza di uno stadio, larghezza di duecento piedi [due pletri]; in queste c'erano uomini che [ci] vivevano da tanto tempo in quanto laggiù si erano sposati e avevano generato dei figli. E alcuni dei loro figli non avendo mai visto una città, quando andarono a Siracusa e videro dei cavalli che erano aggiogati (imperf ὑποζεύγνῡμι) e guidati dalle grida fuggivano gridando. Così dunque (aor ἐκπλήσσω) [si] spaventarono. Ma la più bella fra le grotte laggiù era quella che aveva preso il nome dal poeta Filosseno, nella quale si dice che mentre ci viveva aveva realizzato "il ciclope" il più bello dei suoi canti non considerando affatto la punizione e la condanna da parte di Dioniso ma in quella stessa sciagura Filosseno faceva il poeta.