Ηλθον επι τινα των δοκουντων σοφων ειναι. Διασκοπων ουν τουτον – ονοματι γαρ ουδεν δεομαι λεγειν, ην δε τις των πολιτικων...(Versione tratta dall'Apologia di Socrate di Platone)

Giunsi da uno di quelli che hanno l'apparenza di essere saggi. Quindi esaminando questo - non mi è necessario infatti chiamarlo per nome, ma era uno dei politici verso il quale io esaminandolo provai qualcosa (ἔπαθον aor πάσχω), anche conversando con lui - mi parve che quest'uomo sembrava esser saggio sia a molti altri uomini sia soprattutto a lui stesso, ma non lo era. (εἰδείη — οἶδα perf ott att 3a sg); poi tentavo di provargli (δείκνῡμι) che lui pensava di essere saggio ma non poteva capire nulla. Quindi in seguito a ciò fui odiato (ἀπεχθάνομαι) da questo e da molti dei presenti; tra me stesso quindi riflettevo mentre me ne andavo che io ero più saggio di quell'uomo infatti è probabile che (κινδυνεύω e infinito) nessuno di noi due sappia nulla di bello e nulla di buono, ma questo ritiene di sapere qualcosa non sapendo (niente), io invece, finché non so, certamente non giudico, né suppongo; mi è sembrato in ogni caso di essere più saggio di questo in una piccola cosa proprio questa, perché le cose che non so, non ritengo di saperle.
(By Vogue)