Και τις ουκ αν ἐπῄνεσε την των βαρβαρων σοφιαν; Ει γε μηδεις αυτων ες αθεοτητα εξεπεσε, μηδε αμφιβαλλουσι περι θεων αρα γε εισιν η ουκ εισιν, και αρα γε ημων φροντιζουσιν η ου. Ουδεις γουν εννοιαν ελαβε τοιαυτην, οιαν Ενιμερος ο Μεσσηνιος ...
Chi non elogerebbe la saggezza dei barbari? Certamente nessuno di loro cadde nell'empietà, né dubita effettivamente a proposito degli dei se esistono o non esistono o se si prendono cura di noi o meno. Nessuno infatti ha concepito un tale ragionamento come Enémero di Messene, o Diogene di Frigi, o Ippone, o Diagora, o Sosia, o Epicuro, né un Celtico, né un Egiziano. Quelli detti prima fra i barbari dicono anche che gli dei esistono e che provvedono a noi e che preannunciano il futuro attraverso gli uccelli, i simboli, le viscere e altri insegnamenti e dottrine. Queste cose sono quindi per gli uomini insegnamenti (derivanti) dalla previdenza degli dei verso di loro. E dicono che molte cose vengono mostrate prima anche attraverso i sogni e le stesse stelle. E avendo una forte fede per queste cose, sacrificano puramente e si mantengono puri santamente, celebrano riti e osservano la legge dei sacrifici, e fanno tutte le altre cose dalle quali si concorda che venerano e onorano gli dei con forza.
(By Vogue)