Atene era comunque tenuta a combattere contro Filippo
versione greco Demostene traduzione libro phronemata
Versione numero 466 pagina 511
Eπειδὴ δὲ πολὺς τοῖς συμβεβηκόσιν ἔγκειται, βούλομαί τι καὶ παράδοξον εἰπεῖν. καί μου πρὸς Διὸς καὶ θεῶν μηδεὶς τὴν ὑπερβολὴν θαυμάσῃ, ἀλλὰ μετ' εὐνοίας ὃ λέγω θεωρησάτω. εἰ γὰρ ἦν ἅπασι πρόδηλα τὰ μέλλοντα γενήσεσθαι καὶ προῄδεσαν πάντες καὶ σὺ προὔλεγες, Αἰσχίνη, καὶ διεμαρτύρου βοῶν καὶ κεκραγώς, ὃς οὐδ' ἐφθέγξω, οὐδ' οὕτως ἀποστατέον τῇ πόλει τούτων ἦν, εἴπερ ἢ δόξης ἢ προγόνων ἢ τοῦ μέλλοντος αἰῶνος εἶχε λόγον. νῦν μέν γ' ἀποτυχεῖν δοκεῖ τῶν πραγμάτων, ὃ πᾶσι κοινόν ἐστιν ἀνθρώποις ὅταν τῷ θεῷ ταῦτα δοκῇ· τότε δ' ἀξιοῦσα προεστάναι τῶν ἄλλων, εἶτ' ἀποστᾶσα τούτου Φιλίππῳ, προδεδωκέναι πάντας ἂν ἔσχεν αἰτίαν. εἰ γὰρ ταῦτα προεῖτ' ἀκονιτεί, περὶ ὧν οὐδένα κίνδυνον ὅντιν' οὐχ ὑπέμειναν οἱ πρόγονοι, τίς οὐχὶ κατέπτυσεν ἂν σοῦ; μὴ γὰρ τῆς πόλεώς γε, μηδ' ἐμοῦ. τίσι δ' ὀφθαλμοῖς πρὸς Διὸς ἑωρῶμεν ἂν τοὺς εἰς τὴν πόλιν ἀνθρώπους ἀφικνουμένους, εἰ τὰ μὲν πράγματ' εἰς ὅπερ νυνὶ περιέστη, ἡγεμὼν δὲ καὶ κύριος ᾑρέθη Φίλιππος ἁπάντων, τὸν δ' ὑπὲρ τοῦ μὴ γενέσθαι ταῦτ' ἀγῶνα ἕτεροι χωρὶς ἡμῶν ἦσαν πεποιημένοι, καὶ ταῦτα μηδεπώποτε τῆς πόλεως ἐν τοῖς ἔμπροσθεν χρόνοις ἀσφάλειαν ἄδοξον μᾶλλον ἢ τὸν ὑπὲρ τῶν καλῶν κίνδυνον ᾑρημένης.
Traduzione libera
ma poiché (Eschine) si fa forte sopra l'evento e tante parole vi spende, oserò Ataniesi avanzare un sentimento che parrà strano, Voi però in nome di tutti gli dei ve ne prego non vogliate raccapricciarvi ma ciò che io sto per dirvi accogliete cortesemente. Quando anche ciascuno di voi fosse stato dell'avvenire veggente, quanto tu o Eschine tu che allora non tacesti, avessi predetto e testate altamente le nostre calamità non poteva Atene allontanarsi dall'abbracciato progetto se pure teneva ella conto della sua fama degli antenati, dei posteri Fu allora, bensi fortunata nella sua impresa, sorte comune degli uomini, quando così piace al destino, ma avendo ella mai aspirato nel passato alla maggioranza, non poteva allora rinciare a questo diritto senza incorrere la taccia di aver abbandonata la Grecia in preda a Filippo. Ah se ella avesse sofferto senza sudore, senza sangue, le fossero rapiti quei titoli per i quali non ci fu mai traccia di pericolo che spaventevole ai nostri antenati sembrasse, quale infamia per te o (Eschine!) non voglio parlare per la Repubblica ne certo per me. Con quali occhi gran Dio avremmo noi ammirato la folla degli stranieri chesi raduna ad Atene, se standoci noi scioperati le cose fossero giunte al termine in cui si trovano? Se filippo fosse stato eletto Capitano ed arbitro di tutta la Grecia? se altri a prevenire questa sciagura fossero comparsi in campo senza di noi, di noi di cui la patria conviene ripeterlo antepose in ogni tempo una gloria pericolosa ad una bassa ed ignobile sicurezza?
Traduzione numero 2
Poiché insiste molto su ciò che è accaduto, voglio dire anche un paradosso. E di me nessuno rispetterà la superiorità da parte di Zeus e anche degli dei, ma giudicherà con benevolenza ciò che affermo. Se infatti era chiaro a tutti le cose che stavano per accadere e tutti prevedevano anche tu dicevi prima. O Eschine, anche tu facevi opposizione avendo gridato ed urlato, chi non parlerà a voce alta, non così bisognava alla città stare lontano da queste cose se pure aveva fama o di gloria o degli antenati o della posterità. Ora sembra essere sfortunato delle imprese, cosa che è comune a tutti gli uomini quando a dio piaccia questo; allora ritenne degno di porre a capo di tutti gli altri, poi avendo rinunciato ciò a Filippo, se avesse motivo di abbandonare tutti. Se infatti avesse lasciato queste cose senza fatica, per le quali non essendoci alcun pericolo gli antenati non affrontarono, chi non sputò sopra di te? Non infatti sulla città, né su di me.