LE ANIME DEI BEATI SONO OMBRE INCONSISTENTI
VERSIONE DI GRECO di Luciano
TRADUZIONE
In quarto luogo fummo presentati noi, ed egli ci domandò per quale cagione essendo ancor vivi eravamo entrati in quel sacro paese. Noi gli narrammo ogni cosa. Egli ci fa allontanare, e lungamente discute la nostra causa con i suoi assessori; e fra gli altri e molti suoi assessori era Aristide il giusto, l'ateniese. Sentenziò e dichiarò: che della nostra curiosità e del nostro viaggio saremmo puniti dopo morte, per ora rimanessimo un certo tempo nell'isola in compagnia dei Beati, e poi andassimo via. Stabilì il termine della dimora non più lungo di sette mesi. Allora ci caddero da sé le ghirlande, e così sciolti fummo condotti nella città al banchetto dei Beati. La città è tutta oro, il muro che la cinge di smeraldi; ha sette porte, ciascuna un pezzo di legno di cannella; il pavimento della città e la terra dentro le mura è d'avorio: vi sono templi a tutti gli Dei e fabbricati di berillo; in essi are grandissime, d'una sola pietra, d'ametista, sulle quali fanno le ecatombe. Presso la città scorre un fiume di bellissimo unguento, largo cento cubiti reali, e profondo che vi si può anche nuotare. I loro bagni sono edifizi grandi, tutti di vetro; vi bruciano cannella e invece di acqua nelle stufe è rugiada calda. Per le vesti usano ragnatele sottilissime porporine. Non hanno corpi, sono impalpabili, e senza carne, non altro che figure e idee, e quantunque incorporei pure stanno, si muovono, pensano, parlano: insomma pare che l'anima nuda vada intorno vestita d'una certa immagine di corpo: e se uno non li toccasse, non si convincerebbe che ciò che vede non è corpo: sono ombre, ma ritte in piedi, e non sono nere. Nessuno v'invecchia, ma in quell'età che ci viene rimane. Quindi non è né notte né giorno chiaro, ma un barlume simile all'albore mattutino prima che spunti il sole. Non conoscono stagioni, è sempre primavera, e vi spira un solo vento, il zeffiro. Il paese produce tutti i fiori, tutti gli alberi domestici e ombrosi; la vite getta dodici volte l'anno, fa il frutto ogni mese; il melograno, il melo e gli altri alberi fruttiferi portano tredici volte, come mi dissero; ché in un mese, chiamato di Minosse, fanno due volte il frutto. Invece di frumento le spighe in cima producono cialdoni belli e fatti, come fossero funghi. Fontane intorno alla città ce ne sono trecentosessantacinque di acqua, di miele altrettante, di unguento cinquecento ma più piccole; sette fiumi di latte, e otto di vino.