Ουτως εφη η Πηνελωπη, του ανδρος πειρωμενη· αυταρ Οδυσσευς Λυπηθεις προς την σωφρονα αλοχον ηρξατο λεγειν· "Ω γυναι, μαλα θυμαλγες ειπες τουτο επος ... Ουτως εφη Οδυσσευς, αυτης δ'ελυετο γουνατο και καρδια.
Così disse Penelope, mettendo alla prova l’uomo; Odisseo allora rattristato cominciò a dire alla saggia sposa: «Donna, hai detto delle parole assai dolorose. Chi mi ha messo altrove il letto? Sarebbe difficile anche ad un uomo che ne sa molto, a meno che un dio in persona, giunto di sua volontà, non l’abbia collocato in un altro posto. Neppure uno fra gli uomini, e neppure uno che è nel pieno delle forze giovanili, lo sposterebbe facilmente, dal momento che in questo letto c’è un grande prodigio: io lo costruii, e nessun altro. Un arbusto di ulivo che fioriva rigoglioso di fronde cresceva all’interno della recinzione; era largo come una colonna. Io, dopo aver eretto intorno ad esso la stanza nuziale, la edificai con pietre fitte e vi posi porte robuste; poi recisi la chioma dell’ulivo, sgrossato il tronco dalla radice, lo livellai bene e abilmente col bronzo e lo raddrizzai sulla squadra, dopo aver realizzato i piedini del letto, li forai tutti con la trivella. Cominciando da questo levigavo il letto, abbellendolo con oro, argento e avorio. Così ti ho reso chiaro questo mistero; e non ho inteso, o donna, se il letto è ancora fisso, o uno fra gli uomini l’ha già messo altrove, avendo tagliato il sostegno dell’ulivo». Così disse Odisseo, e le ginocchia e il cuore di lei si sciolsero.
Questa versione contiene diversi participi congiunti: πειρωμένη - λυπηθείς - επελθών - ηβων - ακμάζων - προταμών - ποιήσας - αρχόμενος - δαιδάλλων - υποταμών guarda il nostro video per ripassare la regola