Omnibus nota est magna canum fides erga homines. Colophonii, ut antiqui rerum scriptores Graeci narrat, etiam canum cohortes in exercitu habebant, qui prima in acie pugnabant neque umquam recedebant. Multi canes, postquam dominus animam efflavit, cibum recusant atque inedia pereunt. Olim Nero imperator Titium Sabinum et servos eius capitis damnaverat, quorum unus canem possidebat. Carnifices fidele animal a servi cadavere abigere non potuerunt. Ubi servi corpus in Tiberim iactum est, canis maestus ululatus edidit et statim in fluminiis aquas se proiecit. Canes domini vocem agnoscunt et itinerum memoriam tenent. In venatu sagaces sunt: animalium vestigia investigant, praedam caudae motibus atque latratibus significant; praeterea homines invalidos aut caecos ducunt e pretiosum auxilium eis praebent.
A tutti è nota la grande fedeltà dei cani verso gli uomini. I Colofonii, come gli antichi scrittori greci narrano, nell'esercito avevano anche schiere di cani, che combattevano al primo posto in battaglia e che mai si ritiravano. Molti cani dopo che il padrone è morto [perfetto] (lett. esalò l'anima) rifiutano il cibo e si lasciano morire di fame. Una volta l'imperatore Nerone aveva condannato a morte Tito Sabino e i suoi servi, uno dei quali possedeva un cane. I carnefici non poterono allontanare il fedele animale dal cadavere del servo. Quando il corpo del servo fu gettato nel Tevere, il cane afflitto emise ululati e subito si lanciò nelle acque del fiume. I cani riconoscono la voce del padrone e hanno memoria dei percorsi. Durante la caccia sono accorti: seguono le orme degli animali; segnalano la preda con movimenti della coda e con latrati; inoltre guidano gli uomini invalidi o ciechi e offrono loro un prezioso aiuto.