Primum dico senatoris esse boni semper in senatum venire, nec cum his sentio qui statuunt minus bonis temporibus in senatum ipsum non venire. At enim non nulli propter timorem quod se in senatu tuto non esse censebant, discesserunt. Non repprehendo, nec quaero fueritne id quo pertimesci debebat. At cur ego non timuerim quaeris? Quia te illinc abisse constabat. Cur, cum viri boni non nulli putaverit tuto se in senatu esse non posse, ego non idem senserim? Cur, cum ego me existimassem tuto omnino in civitate esse non posse, illi remanserunt? An aliis licet, et recte licet, in meo metu sibi nihil timere: mihi uni necesse erit et meam et aliorum vicem pertimescere? (da Cicerone)

Dico che per prima cosa è proprio (è dovere) di un buon senatore andare sempre in senato, né sono d'accordo con quelli che decidono di non andare nello stesso senato in tempi meno buoni ma infatti alcuni, poiché ritenevano di non essere al sicuro in senato, si allontanarono. Non recrimino; né cerco di sapere se ci sarebbe stato qualcosa da temere fortemente. Ma chiedi perché io non abbia temuto? Perchè si sapeva che tu ti eri allontanato di lì. Perché, poiché alcuni uomini onesti non ritennero di poter essere al sicuro in senato, io non sia stato dello stesso parere?Perchè, poiché che io ritenni di non poter essere del tutto al sicuro in città, quelli rimasero?Forse ad altri è concesso, e giustamente è concesso, nel mio timore non aver paura di nulla per sè; dovrò soltanto io esser temere fortemente la sorte mia e degli altri?