Appello ai giudici
versione greco LIBRO ELLENISTI da Lisia
Δέομαι δ' υμών, ώ άνδρες δικασταί, μή τήν αυτήν γνώμην εχειν τοις συκοφάνταις. Τούτων μέν γαρ έργον έστι και τούς μηδέν ήμαρτηκότας εις αιτίαν καθιστάναι, ύμέτερον δέ τοις μηδέν άδικοϋσιν εξ ϊσου τής πολιτείας μεταδιδόναι. Άξιώ δέ, ώ άνδρες δικασταί, εάν άποφήνω συμφοράς μέν μηδεμιάς αίτιος γεγενημένος, πολλά δέ κάγαθά ειργασμένος τήν πόλιν, ταΰτα γοΰν μοι παρ' υμών ύπάρχειν, ών ού μόνον τούς ευ πεποιηκότας άλλά και τούς μηδέν άδικουντας τυγχάνειν δίκαιον έστι. Έγώ δέ ούχ ηγούμαι δίκαιον είναι ούτε εϊ τίνες τή πόλει πολλών αγαθών αίτιοι γεγένηνται, άλλους τινάς υπέρ τούτων τιμήν ή χάριν κομίσασθαι παρ' υμών, οΰτ' εϊ τίνες πολλά κακά ειργασμένοι εισίν, εικότος άν δι' εκείνους τούς μηδέν άδικοΰντας ονείδους και διαβολής τυγχάνειν.
Vi chiedo, o giudici, di non avere la stessa opinione per i delatori. Infatti è loro mestiere anche accompagnare quelli che non hanno sbagliato per una causa, e vostro dovere invece a quelli che in nessun modo sono colpevoli rendere partecipi degli stessi diritti politici. Ritengo giusto, o giudici, qualora non dichiarasse alcune sventure essendo divenuto colpevole, avendo fatto molte cose buone alla città, queste cose dunque a me sembra siano alla base presso di voi, dei quali non solo quelli che hanno agito bene ma anche quelli che per nulla sono colpevoli è giusto che ottengano il trattamento che meritano. Io non reputo sia giusto né che se alcuni siano divenuti autori di molte cose buone alla città, che altri per questi benefici abbiano ricevuto onore o favore da voi, né giustamente se sono alcuni che hanno fatto molti mali, per colpa loro quelli che in nessuno modo sono ingiusti avere biasimi e calunnia.