L'archè secondo alcuni filosofi
versione greco Aristotele traduzione libro
hellenikon phronema
versione numero 147 pagina 93

Αναξιμενης δε αερα και Διογενης προτερον υδατος και μαλιστ' αρχην τιθεασι των απλων σωματων, Ιππασος δε πυρ' ο Μεταποντινος και Ηρακλειτος ο Εφεσιος, Εμπεδοκλης δε τα τετταρα, προς τοις ειρημενοις γην προστιθεις τεταρτον (ταυτα γαρ αει διαμενειν και ου γιγνεσθαι αλλ' η πληθει και ολιγοτητι, συγκρινομενα και διακρινομενα εις εν τε και εξ ενος)· Αναξαγορας δε ο Κλαζομενιος τη μεν ηλικια προτερος ων τουτου τοις δ' εργοις υστερος απειρους ειναι φησι τας αρχας· σχεδον γαρ απαντα τα ομοιομερη καθαπερ υδωρ η πυρ ουτω γιγνεσθαι και απολλυσθαι φησι, συγκρισει και διακρισει μονον, αλλως δ' ουτε γιγνεσθαι ουτ' απολλυσθαι αλλα διαμενειν αιδια.

Traduzione letterale

Anassimene l’aria e anche Diogene prima l’acqua hanno considerato soprattutto principio fra gli elementi semplici, Ippaso il Metapontino ed Eraclito l’Efesino invece il fuoco, Empedocle i quattro elementi, avendo aggiunto agli elementi summenzionati la terra come quarto (questi elementi infatti hanno considerato sempre siano permanenti e non siano in divenire se non per grandezza e per piccola quantità, quando si congiungono nell’unità e anche quando si dividono dall’unità); Anassagora di Clazomene invece che è per età prima di costui ma dopo per le opere afferma che i principi siano infiniti; infatti afferma che più o meno tutte le omeomerie si generano e si dileguano proprio come l’acqua o il fuoco cosi si congiunge o si divide solamente, in modo differente né si generano ne si dileguano, ma persistono eterne.

traduzione libera

Anassimene, invece, e Diogene considerarono come originaria, piú dell'acqua, l'aria e, fra i corpi semplici, la considerarono come principio per eccellenza, mentre Ippaso di Metaponto ed Eraclito di Efeso considerarono come principio il fuoco. Invece Empedocle pose come principi i quattro corpi semplici, aggiungendo ai tre sopra menzionati anche un quarto, cioè la terra. Essi, infatti, restano sempre ímmutati e non sono soggetti a divenire se non per aumento o diminuzione di quantità, quando si congiungono in una unità o si sciolgono da essa. Anassagora di Clazomene, che per età viene prima (di Empedocle) ma è posteriore per le opere, afferma che i principi sono infiniti: infatti egli dice che pressoché tutte le omeomerie si generano e si corrompono unicamente in quanto si riuniscono e si disgiungono cosí come avviene per l'acqua o per il fuoco, mentre in altro modo non sí generano né si corrompono, ma permangono eterne.