Δοξαν δε ημιν και ετι πορρωτερω προελθειν ξυνεληφθημεν τοις Ιππογυποις παῥ αυτοις καλουμενοι απαντησαντες. ... Αλλα θαρρειν παρεκελευετο και μηδενα κινδυνον υφορασθαι.
traduzione libera
Avevamo stabilito di inoltrarci ancora un poco più avanti, quando venimmo presi dai Cavalcavvoltoi - così li chiamano da quelle parti - che ci si presentarono di fronte. Questi Cavalcavvoltoi sono uomini che vanno in giro in groppa a grandi avvoltoi, cioè usano questi uccelli a modo di cavalli; gli avvoltoi sono enormi e per lo più a tre teste. Quanto siano grandi lo si potrebbe intuire da un semplice particolare: ciascuna delle loro penne è più lunga e robusta dell'albero di una grossa nave da carico. I Cavalcavvoltoi hanno l'incarico di incrociare nel cielo del loro paese e, se trovano qualche straniero, di portarlo dal re: ovviamente hanno arrestato anche noi e ci hanno trascinato davanti a lui. Il re, dopo averci squadrati, ha domandato, deducendo la cosa dal nostro abbigliamento: «Voi dunque siete Greci, stranieri?» e al nostro «sì» ha aggiunto: «Come siete riusciti, in questo caso, a coprire una simile distanza attraverso gli spazi siderali e ad arrivare fin qui?». Noi allora lo abbiamo informato di tutto fin nei minimi dettagli; e anche il sovrano, a sua volta, ha incominciato a raccontarci la sua storia: lui pure era un terrestre, si chiamava Endimione, e un bel giorno, mentre dormiva, era stato portato via dalla nostra terra, era arrivato lassù, ed era diventato re di quel luogo: ha aggiunto poi che la terra dove ci trovavamo era quella che da laggiù ci appare come la Luna; ci ha raccomandato comunque di stare tranquilli e di non temere alcun pericolo: avremmo avuto a disposizione tutto quello di cui avevamo bisogno.