Ἀλλά, ὡς λύκοι καὶ ἄρκτοι καὶ λέοντες αὐτοί, ὅσα ἐσθίουσι, φονεύουσιν, ἀναίρει δήγματι βοῦν ἢ στόματι σῦν, ἢ ἄρνα ἢ λαγωὸν διαρρήγνυ καὶ ἐσθίε προσπίπτων ἔτι ζῶντος, ὡς ἐκεῖνα. Εἰ δ' ἀναμένεις νεκρόν γίγνεσθαι τὸ ἐσθιόμενον... (Plutarco)
Ma, come lupi, orsi e leoni, essi stessi, tutto quello che mangiano, lo uccidono, lo distruggono, un bue con un morso o un cinghiale con la bocca, o squarciano e mangiano un agnello o una lepre attaccando quando sono vivi, come quelli. Se aspetti che ciò che si mangia diventi cadavere e l'anima presente ti turba a godere della carne, perché mangi contro natura ciò che è animato? Ma neanche ciò che è inanimato e morto si mangerebbe così com'è, ma lo si cuoce, lo si arrostisce, lo si trasforma col fuoco e con le droghe, alterando, trasformando e spegnendo con innumerevoli aromi l'uccisione, affinché il gusto, ingannato, accolga ciò che è estraneo. Noi così, noi viviamo nell'assassinio, al punto che chiamiamo il cibo carne, poi abbiamo bisogno di condimenti per la carne stessa, mescolando olio, vino, miele, garum, aceto con aromi siriaci e arabi, come se preparassimo per la sepoltura veramente un morto. E infatti, così, disfacendosi e ammorbidendosi (gen ass), è un lavoro sopportare la digestione, e controllata, provoca gravi pesantezze e dolorose indigestioni.
(By Vogue)