Ipse autem ut excipis omnes! ut exspectas! ut magnam partem dierum inter tot imperii curas quasi per otium transigis! Itaque non ut alias attoniti, nec ut periculum capitis adituri tarditate, sed securi et hilares, quum commodum est, convenimus. Et admittente principe, interdum est aliquid, quod nos domi quasi magis necessarium teneat: excusati semper tibi, nec unquam excusandi sumus. Scis enim sibi quemque praestare, quod te videat, quod te frequentet: ac tanto liberalius ac diutius voluptatis huius copiam praebes. Nec salutationes tuas fuga et vastitas sequitur. Remoramur, resistimus, ut in communi domo, quam nuper immanissima bellua plurimo terrore munierat: quum velut quodam specu inclusa, nunc propinquorum sanguinem lamberet, nunc se ad clarissimorum civium strages caedesque proferret. Obversabantur foribus horror et minae, et par metus admissis et exclusis. Ad haec ipse occursu quoque visuque terribilis: superbia in fronte, ira in oculis, femineus pallor in corpore, in ore impudentia multo rubore suffusa. Non adire quisquam, non adloqui audebat tenebras semper secretumque captantem, nec unquam ex solitudine sua prodeuntem, nisi ut solitudinem faceret.

Con quale gentilezza poi accogli tutti, come li aspetti! Come fra tante cure di governo trascorri gran parte della tua giornata, quasi che ciò ti ricreasse! Per questo non già come una volta pallidi e timorosi, né esitanti come chi va incontro alla morte, ma lieti e tranquilli veniamo alla tua casa quando ci conviene. Ed accordata dal Principe l'udienza, talvolta accade che qualche affare urgente ci trattenga in casa; ma di questo inconveniente ci tieni sempre scusati senza che ci scusiamo. Tu sei ben persuaso che ciascuno si avvantaggia nel vederti e nel visitarti, e perciò più liberamente e senza economia di tempo, regali tal piacere. E dopo i saluti non c'è un fuggì fuggì, non resta un deserto: ci soffermiamo, ci tratteniamo come in una casa comune, che quella belva crudelissima aveva fortificato con mille spaventi allorché, rinchiuso come in una spelonca, ora succhiava il sangue dei suoi congiunti, ora si protendeva a fare strage e macello di chiarissimi cittadini. Orrore, minacce e sgomento stavan di guardia alle soglie tanto per gli ammessi che per gli esclusi. Oltre a ciò egli era terribile anche a incontrarsi e a vedersi; gli si scorgeva la superbia in fronte, l'ira negli occhi, un effeminato pallore sul corpo, e nel viso la sfrontatezza mista al rossore. Nessuno ardiva di farsi avanti, niuno di parlargli mentre egli andava in cerca sempre di tenebre e di nascondigli, e non mai usciva dalla sua solitudine se non per crear dappertutto un'altra desolata solitudine